E il lupo alle pecore. La teoria di “miocuggino sa come si fa” applicata ai piccoli sistemi.

Che oggi sia necessario promuoversi sul web è un fatto assodato.


Anche i restii della prim’ora hanno dovuto cedere alle lusinghe del mondo virtuale, quello che, non solo ci trasporta immediatamente nel contenitore giusto per noi, che targettizza il nostro pubblico nella maniera corretta, che trasforma i clienti in buyer, ma che ci fa emergere nel mare magnum di concorrenti, o meglio, competitors, che promuovono magari le stesse cose, magari non belle come le nostre, ma nel modo giusto.

Dunque, che fare?

Si aprono due scenari possibili.
Faccio da me, magari con l’aiuto di qualche parente smanettone che conosce benissimo il web e ha un sacco e una sporta di amici su instagram, oppure mi affido a chi si occupa, per mestiere, di queste cose.

Oggi ci occuperemo della famosa teoria “miocuggino sa come si fa”.

Vi è capitato?

Di avere un problemino tecnico e di chiamare qualcuno (non necessariamente un cugino ma si fa per capirci) che con un po’ di tempo a disposizione, qualche parola incomprensibile del tenore “bisogna ordinare un array bidimensionale, sempre che i campi delle tabelle del database lo permettano” (eh??) e sarete catapultati in quel mondo a cui ora anelate di appartenere ma che vi è oscuro.
Intanto vi preparate.
Vi scrivete qualcosa, in un ottimo italiano of course, e andate a rispolverare anche qualche libro delle medie in cui si parlava di tecnologie, tipo “il buio degli anni luce” edito nel 1993 (sic!), scritto da quell’unico vostro guru di modernità che è Piero Angela.


Ora vi sentite pronti, aspettate che “miocuggino” vi prepari il sistema, non importa sapere se si tratti di un sito, di facebook, di instagram, di un evento da sponsorizzare, di un articolo da postare, di un prodotto da lanciare.

Voi siete pronti.

Dovete solo fare quelle due, quattro cose che vi vengono richieste. Metterci su qualche soldo, ma niente di che, e fare click.
Ora l’entusiasmo iniziale si trasforma in speranza. Che tutto quello che avete messo in campo si trasformerà in moneta sonante, che la vostra visibilità raggiungerà livelli astrali nel giro di due giorni, che il sistema di collaborazione voi/miocuggino/PieroAngela e un po’ di sano autocompiacimento riescano dove da soli sapevate di non poter mai arrivare.


Passano i giorni, le settimane. Nulla accade. Aspettate ancora, magari iniziate a chiedervi in cosa potreste aver sbagliato. Magari una parola non detta, un punto esclamativo nel posto sbagliato, un numero di telefono messo troppo in basso, la beffarda sfortuna.

Il vostro business non decolla.

Qualcosa non va. Eppure la parte tecnica l’avevate risolta, eppure avevate scritto bene, chiaro, conciso, diretto.
Avete anche fatto un’analisi approfondita della concorrenza, in quei dieci minuti persi a googlare, per cercare di tenervi al passo, capire, leggere, informarvi.
Eppure il business non decolla.
Quando sarà trascorso un anno dai vostri ardimentosi tentativi, anno durante il quale avrete raccontato a tutti del vostro straordinario progetto che inspiegabilmente non produce moneta sonante tanto quanto avevate sognato, forse sarà arrivato il momento.
Quello di fermarvi a riflettere su un fatto noto. Molti di voi conoscono il detto “a ognuno la sua arte” d’onzuno s’arte sua, in sardo.


Ma forse non a tutti è nota la seconda frase che chiudeva il detto, diffuso specialmente nel sud d’Italia “e il lupo alle pecore” (ndr. presente anche nei Malavoglia di Verga).
Cioè a dire?
Che per vedere un lavoro fatto davvero bene è necessario affidarsi ai veri professionisti del mestiere, mettere da parte amor proprio e saccenza, lasciare “miocuggino” a smanettare sul suo pc nella sua cameretta e rivolgersi a chi ha competenza, esperienza e le tecniche giuste per muoversi in questo campo.

Per non finire come pecore, sbranate dai lupi. E i lupi nel web, credeteci sulla parola, non sono affatto in estinzione.

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